Il Mancino – Numero nove

Caro studente (e non), benvenuto nel nono numero del Mancino. Il pezzo di carta che forse ora stai sfogliando distrattamente in classe è un giornalino studentesco. Degli studenti, per gli studenti. Per noi della Rete degli Studenti Medi promuovere e produrre questo giornale, scrivervi e immaginarti mentre lo leggi equivale a compiere, per la nona (e speriamo non ultima) volta, un minuscolo passo verso un grande obiettivo: l’informazione. Crediamo, volendo allargare l’orizzonte, nella cultura, poiché in fondo siamo sicuri che in sua mancanza nascano l’odio, la paura del diverso, le disuguaglianze; che in un mondo che metta al centro il sapere la vita relazionale e lavorativa delle persone sarebbe migliore. Questa idea ci porta a impiegare il nostro tempo e i nostri sforzi nel lottare per un’istruzione pubblica che sia strumento di emancipazione e autodeterminazione. Non sempre è facile, anzi. Oggi il mondo della scuola è in difficoltà: chi di noi, infatti, riuscirebbe sinceramente a figurarsi il proprio percorso scolastico come un qualcosa che ci permetta di essere realizzati? Ci vorrebbe molto, molto ottimismo, forse più di quello a cui ci hanno abituati. Oggi infatti la scuola sembra preparare a tutto tranne che al futuro, e lo si vede sia nel modo in cui viene fatta (lezioni frontali, monotone e tutt’altro che stimolanti da una parte, esperienze di alternanza spesso problematiche dall’altra), sia nel modo in cui viene percepita dagli studenti (“mi piace andare a scuola” non è una frase comune né sincera, e molti ragazzi scelgono ogni anno di abbandonare gli studi).

La scuola prepara agli esami ma non alla vita, al futuro, al lavoro, anche se da anni subisce tagli, riforme e riarrangiamenti che in teoria dovrebbero colmare questa lacuna: ne è ultimo esempio l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria, che, fatta come è fatta oggi nella maggior parte delle scuole, spesso risulta solo essere un altro dei tanti spazi dove si creano nuove “sacche” e categorie di giovani ancora in formazione da cui le aziende possano attingere personale da sfruttare.

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E se il problema sta sicuramente nella scuola, esso esiste anche sul fronte occupazionale: da quanto tempo aspettiamo un mondo del lavoro che non sia a scarso contenuto di conoscenza e innovazione, che non sia solo un accontentarsi, che non implichi l’essere disposti a svendersi? E come farà mai il mondo del lavoro a innovarsi se le chiavi per sbloccarlo – i giovani, la cultura e la ricerca – continuano a essere mortificate a colpi di riforme, investimenti inopportuni e svalutazione? All’interno di questo numero, dedicato in buona parte alla tematica del lavoro, abbiamo deciso di affrontare queste e altre questioni, portando punti di vista, riflessioni, racconti, scherzi ed esperienze vissute. Un giornalino può essere vissuto anche come un nuovo luogo di discussione, come uno scoglio su cui arrampicarsi per avere nuovi punti di vista, e guardare con occhi diversi il mare. Sentiti libero di parteciparvi. Buona lettura

La Redazione


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