Il Mancino – Io, studentessa lavoratrice

Ai nostri giorni possiamo notare che numerosi giovani appena diciottenni, e talvolta anche più giovani, sentono il bisogno e la necessitá di trovare un lavoro, che spesso deve convivere con gli studi.

Domanda che spesso viene posta a noi studenti-lavoratori -perchè sì, anche io faccio parte di questi- è: “Perchè lavori?”
Uno studente sceglie di lavorare per mille motivi diversi, c’è chi ne ha assoluto bisogno per portare un po’ di soldi in situazioni familiari molto complesse, c’è chi deve pagarsi gli studi da solo, chi vuol mettere da parte qualcosa per contribuire alle spese dell’Università, come me, chi, invece, vuole un po’ di indipendenza….
I principali problemi che solleva questo tipo di lavoro possono essere risolti a due: la situazione lavorativa in sè e il rapporto di questi ragazzi con la scuola.
Analizzando il primo possiamo far riferimento a tematiche che in questi giorni sono tornate al centro delle discussioni: i voucher e il lavoro nero, perchè, come ho sperimentato sulla mia stessa pelle, spessissimo il lavoro di noi studenti era pagato parzialmente coi voucher e molto in nero (con la copertura dei voucher) e talvolta totalmente in nero, così da limitare nettamente diritti e tutele.
La mia storia è un po’ diversa, perchè dopo un breve periodo pagata con voucher e bigliettoni, sono stata assunta con un contratto da apprendista per un periodo di 4 anni con tutti i vantaggi che questo comporta nonostante il salario minimo.
Per ciò che concerne invece il rapporto con la scuola è evidente che questo si fa necessariamente più complesso: il tempo è minore e le energie anche.
Per quanto mi riguarda, da quando ho iniziato a lavorare, il tempo dedicato allo studio è diminuito drasticamente e talvolta non riesco a stare dietro alle assegnazioni per casa. Lavorando cinque sere a settimana (a volte anche sei) o si lascia un po’ andare la scuola o si impazzisce… credetemi!
Molti mi dicono che è indice di una societá piuttosto malata che un giovane studente delle superiori abbia la necessitá di lavorare, e forse hanno anche ragione, ma finchè la situazione è questa non ci resta che fare del nostro meglio per conciliare interessi, necessitá e doveri.
Cecilia Brazioli

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