Padova: Vicenda “foiba rossa”, fuori il fascismo dai luoghi del sapere

Cover_Appello_Facebook (2)-01 Succede a Padova, giovedì 22 marzo. L'ESU di Padova, l'ente che gestisce il Diritto allo Studio Universitario, mette a disposizione l'aula magna della Residenza Universitaria Ederle per la presentazione del fumetto "Foiba Rossa", edito dalla casa editrice di Federico Goglio "Ferro Gallico". Goglio, conosciuto anche come Skoll nella sua attività da cantautore della scena nazi rock italiana, è stato condannato per aver incitato al fascismo e al nazismo nel corso di iniziative pubbliche, e la stessa casa editrice "Ferro Gallico" risulta legata a doppio filo con Casapound e Forza Nuova, movimenti neofascisti che spesso sui territori ospitano la sede della casa editrice e organizzano le presentazioni dei libri. Alla presentazione di giovedì prenderanno parte Stefano Ferrarese, direttore dell'ESU, la Prorettrice dell'Università Annalisa Oboe, l'Assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan e il Vicepresidente del Consiglio Regionale Massimo Giorgetti. Lo stesso fumetto "Foiba Rossa" si basa su fonti dalla dubbia attendibilità. Stando alle fonti storiche non pienamente provate pervenuteci, Norma Cossetto fu una studentessa di lettere dell’Università degli Studi di Padova, dichiaratamente sostenitrice del regime fascista, vittima di uno stupro e poi gettata in una foiba dai partigiani jugoslavi e italiani delle formazioni comuniste. È anche esposta una targa in sua memoria in quanto vittima della guerra di liberazione e il Rettore Concetto Marchesi, storico partigiano della Resistenza, le conferì la laurea ad honorem sei anni dopo la morte. La storia di Norma Cossetto, per quello che ci è dato sapere, è dunque la tragica e orrenda vicenda di una ragazza rimasta vittima delle violenze scaturite dal secondo conflitto mondiale e dalle sue conseguenze. Come lei altri abitanti dell’Istria vennero barbaramente assassinati: tali atti imperdonabili sono però, senza alcun dubbio e senza alcuna titubanza storica, la conseguenza vendicativa delle repressioni del regime fascista delle minoranze slave nei territori del Carso e dell’Istria, dei crimini di guerra compiuti dalle SS e delle camicie nere. Siffatta decontestualizzazione della storia di Norma Cossetto, e l'esaltazione della stessa senza basarsi su fonti storiche attendibili, è un atto vile di un gruppo neofascista in cerca di legittimazione politica. Norma Cossetto è stata vittima di una vendetta bellica imperdonabile, condotta da membri di gruppi partigiani il cui scopo primo però, è stato quello di liberare i propri popoli dall'oppressione del fascismo che queste vili neofascisti cercano di ripristinare e discolpare dei crimini di cui si è macchiato. Non si può accettare che i fascisti ricostruiscano a loro piacere e secondo il proprio tornaconto fatti storici che vedono colpevole la loro ideologia, assieme a vicende personali tragiche per la cui narrazione occorrerebbe sincerità e sensibilità. Quello a cui assistiamo invece è una vigliacca e opportunista strumentalizzazione di una storia personale terribile, presa appositamente per far passare un'ideologia opposta al fascismo come il nemico dell'umanità, sperando di far dimenticare per contrapposizione le colpe del fascismo. In una città come Padova, che ha da poco approvato in Consiglio Comunale il divieto di concessione delle sale a gruppi neofascisti, e dopo il rifiuto anche dell'Università, l'iniziativa ha incontrato il favore e la disponibilità dell'ESU. L'ESU, si occupa, appunto, della garanzia materiale di un fondamentale diritto costituzionale, ovvero della gestione dei servizi e delle risorse a sostegno degli studenti. Una mission ben definita, oltre che legata a doppio filo alla carta costituzionale. Non si riesce dunque a comprendere come gli spazi di un ente pubblico come l'ESU possano essere concessi per iniziative con un forte carattere politico, soprattutto se dichiaratamente fasciste. Perché è di questo che si tratta. Non si capisce, infatti, perché l'assessore Donazzan sarà presente, visto che non si parlerà né di diritto allo studio né di istruzione: è evidente che non sarà lì in virtù del suo ruolo istituzionale, ma piuttosto come esponente di una certa fazione politica. Inoltre il fine strumentale della storia di Norma Cossetto, la prassi propagandistica di Ferro Gallico e l'attività (politica) di alcune delle personalità invitate danno un'incontrovertibile connotazione politica all'evento. Quello che chiediamo all'ESU è che l'iniziativa venga annullata, e che venga presa distanza dal fine politico della stessa. Chiediamo all'Università di Padova, ed in particolare alla prorettrice alle relazioni culturali, sociali e di genere Annalisa Oboe, che non partecipi e che prenda ufficialmente le distanze da iniziative di questo genere, che non solo di culturale non hanno nulla, ma che sono organizzate e portate avanti da chi la cultura la distrugge, che non ha nessun interesse a promuoverla, se non strumentalmente. A maggior ragione l'Università è il più importante luogo di cultura e confronto, due cose che col fascismo non hanno mai avuto nulla a che fare! Come studentesse e studenti antifascisti, riteniamo indispensabile che una seria lotta al fascismo prenda piede proprio dai luoghi dell’istruzione: dalle scuole superiori, nelle quali ormai sempre più gruppi organizzati di studenti legati a movimenti e partiti nazionali di estrema destra si stanno cercando di infiltrare; e dalle università, i luoghi dai quali dovrebbero prendere piede azioni di ferma battaglia alla piaga fascista. Non c’è più tempo per lasciare spazio ed agibilità politica ai fascisti: è tempo di chiamare con il vero nome quanti quotidianamente istigano alla violenza nei confronti dei più deboli, dei diversi e degli emarginati dalla nostra società; di chi sotto la falsa patina del garantismo finto-culturale ne approfitta per gettare provocazioni ben indirizzate a chi, come noi, crede nell’Università come luogo del sapere critico e cosciente, dove la memoria storica viene gelosamente custodita, approfondita e studiata; di chi si maschera nei luoghi del quotidiano di studentesse e studenti (e cosa di più quotidiano di una residenza universitaria nella quale alloggiano studenti?) l’ennesimo subdolo tentativo di revisionare la più grande piaga che ha dovuto subire il nostro paese. È tempo che dai luoghi del sapere arrivi una risposta decisa, unitaria, ferma e convinta, che provenga non solo dalla componente studentesca ma anche da quella istituzionale dell’Università di Padova, alle provocazioni: una risposta puntuale che metta all’angolo le continue provocazioni alle quali siamo costretti a dover assistere giorno dopo giorno. Sposando il celebre appello del Rettore Concetto Marchesi pronunciato il 1 Dicembre 1943, è tempo di dire a gran voce, assieme e senza distinzione di ruoli che l’intera comunità accademica del nostro Ateneo respinge nella maniera più assoluta qualunque revisionismo e provocazione di stampo fascista: è tempo di dire che i fascisti, perchè così vanno chiamati, vanno tenuti ben lontani dai luoghi della cultura e del sapere. Fuori il fascismo ed i fascisti dai luoghi del sapere.

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