NOVITA'
Scritto da Administrator   


             100 EURO A PERSONA PER I CORSI DI RECUPERO:

                     <<LA SCUOLA NON HA SOLDI>>

 

                        http://phinphanatic.com/files/2009/02/money1.jpg

Studenti sul piede di guerra, genitori che hanno votato sì «perché non c'era alternativa», e un preside che si giustifica prendendo in mano il bilancio degli ultimi tre anni: «Dunque, i nostri crediti nei confronti dello Stato arrivano a 100 mila euro. Cos'altro posso fare?».


Istituto Enrico Fermi di Verona, un tecnico professionale di solida tradizione, che ha sfornato provetti odontoiatri e preparati bio-chimici.

Ma da qualche anno le cose stanno franando, tanto che la scorsa settimana i genitori si sono visti recapitare una circolare con cui si informa che i corsi di recupero estivi, per chi ne avrà bisogno, saranno a pagamento.

E saranno cari: 100 euro a persona.

«Non esiste, il preside sbaglia non può far pagare a noi il problema che ha con lo Stato - si indigna Alessandro Sorio della Rete degli studenti - E mi chiedo: ma quanto costano questi corsi? Come vengono gestiti i soldi?».

Stamattina è previsto un volantinaggio in istituto, poi l'idea degli studenti è mettersi in contatto con le altre scuole.

Perché a Verona come altrove i «contributi volontari» a carico delle famiglie lievitano di mese in mese.

Sabato scorso genitori e studenti sono scesi in piazza per denunciare che «la scuola pubblica va a rotoli».

Prima i soldi chiesti all'atto di iscrizione, ora anche per i corsi durante l'estate.

Corsi che la scuola deve attivare, ma a cui non è obbligatorio partecipare: «Gli studenti però li frequentano, è il modo migliore per prepararsi all'esame di settembre», dice Alessandro.

Ma, certo, 100 euro è una bella cifra, non è detto che tutti possano permettersela, anche perché i crediti accumulabili sono tre prima della bocciatura.

«Il contributo rappresenta un motivo in più per gli studenti per impegnarsi a raggiungere la sufficienza», si augura il dirigente Antonio Ciampini nella circolare inviata ai genitori.

Ma non è difficile capire che chi accumula più crediti, spesso, è anche lo studente più debole socialmente, probabilmente quello che meno può permettersi di pagare i corsi.

« Abbiamo detto sì a malincuore ma non c'era alternativa.

La scuola soldi non li ha e francamente pagare il corso di recupero è il minimo - dice Elisabetta Dell'Aera, presidente del Comitato genitori - la mia preoccupazione è un'altra: che succede se si rompe una macchina dei laboratori? Chi paga? Quest'anno ho chiesto che venisse messo nero su bianco quanto dovrebbe essere il contributo volontario dei genitori perché la scuola possa vivere con agio.

La risposta è stata: 400 euro a persona. Ho detto tutto». All'inizio dell'anno, invece, i genitori del Fermi pagano 270 euro, 210 chi si iscrive alla prima classe.

«In questo modo recuperiamo 140 mila euro all'anno, tutti soldi che utilizziamo esclusivamente per acquistare materiale per i laboratori.

Faccio presente che tenere in piedi una coltura di batteri costa 16 mila euro. - spiega il dirigente Ciampini - I conti sono questi: un corso di recupero costa 900 euro, i ragazzi sono in media 9 a corso. Ecco spiegati i 100 euro».

Non gli piace questa storia, chiedere soldi alle famiglie pesa anche a lui: «Ma sono un servitore dello Stato, non voglio esprimere giudizi».

I bilanci però sono lì, e gridano vendetta: la scuola aspetta ancora i soldi per gli esami del 2008.

«Non per vantarmi, ma questa è una scuola che ha sfornato eccellenze - dice Ciampini - E per garantirle i soldi servono.

Fino all'anno scorso spendevamo anche 50 mila euro per i nostri laboratori. Quest'anno 10 mila».

La storia del Fermi mette in evidenza la vera emergenza dei tecnici e dei professionali: gestire una scuola che deve offrire una formazione anche pratica costa di più. Proprio questi istituti, che tradizionalmente intercettano un'utenza più difficile, finiscono per chiedere contributi più salati alle famiglie.

«Una vera e propria tassazione indiretta, che dovrebbe essere calcolata quando il governo dice di aver tagliato le tasse», sottolinea la responsabile Flc Cgil di Verona Anna Paola Marconi.

Il ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini aveva definito la pratica dei contributi volontari «lamentosa» e aveva annunciato per il prossimo anno lo stanziamento di 10 milioni di euro: peccato che i crediti delle scuole siano arrivati a circa 1 miliardo e mezzo.

Cinzia Gubbini

Da "Il Manifesto" 21/04/2010

 
MEMORIA STORICA
Scritto da Administrator   
                                        

                 RISPONDIAMO AL SINDACO DI MOGLIANO:

               IL 25 APRILE "BELLA CIAO" NON SI CENSURA!

                             http://www.anarkismo.net/attachments/apr2008/resistenza.jpg

Come sindacato studentesco da sempre antifascista esprimiamo tutta la nostra indignazione per l´ennesima strumentalizzazione politica del 25 Aprile attuata dal Sindaco di Mogliano Veneto (TV).

Non possiamo accettare il comportamento del dott.  Azzolini, che con facile quanto impensabile ignoranza liquida "Bella ciao" come "canzone non nazionale" sostituendola con la "Canzone del Piave" nel nome di un errato senso di appartenenza terriitoriale che non considera assolutamente la Storia.

Ricordiamo al Sindaco Azzolini che "Bella Ciao" non è una canzone di parte, ma la canzone di tutti i combattenti per la Liberazione.

Il dott. Azzolini ha il dovere di amministrare la sua comunità nel nome di questi valori, su cui si fonda la nostra Repubblica e non ha alcun titolo per cancellare con tanta facilità i valori di tutti gli italiani ed in particolare dei Veneti.

Ci auguriamo che siano finite le ignoranti ed ignobili speculazioni politiche.

Diversamente saremo noi a dire ancora una volta "NO PASARAN!"


Andrea Pittarello

Delegato nazionale della Rete - memoria storica e Costituzione


 
NOVITA'
Scritto da Administrator   

                                                         
                    TORNIAMO INDIETRO A TUTTA FORZA!

                            Dalla Gelmini un modello di scuola classista e razzista.

                                       http://www.ugopozzati.it/images/Speranza-Neanderthal.jpg

Ancora una volta il ministro Gelmini invece di dare risposte concrete agli enormi problemi delle scuole italiane, lancia spot mediatici, che non hanno nessun ragionamento alle spalle, se non quello di ribadire la totale sottomissione del ministro e di questo governo alla lega nord.

Mentre in tutta Europa si va verso un aumento della mobilità delle professioni e un riconoscimento di competenze a livello internazionale, il governo conferma ancora una volta la sua avversione totale alla modernità, proponendo un sistema di gestione dei docenti che trova traccia solo nell’italia delle signorie.

Le graduatorie regionali rientrano perfettamente nel modello d’Italia che porta avanti la lega, e cioè un paese spaccato a metà, che va avanti a velocità diverse.

Già adesso il sistema scolastico Italiano presenta enormi diseguaglianze fra diverse zone del paese e fra Nord e Sud, le graduatorie regionali non farebbero altro che rimarcare e congelare queste diseguaglianze, aggravando le condizioni soprattutto del mezzogiorno, già in condizioni disastrose, tutto questo infischiandosene dei precari e della questione dell’occupazione nel mezzogiorno.

Noi vogliamo insegnati formati e preparati, davvero in grado di accompagnarci nel percorso di crescita che la scuola dovrebbe consentirci.

Le graduatorie regionali non sono un mezzo per realizzare questo obbiettivo, anzi, riducendo mobilità e opportunità, rendono il nostro Paese e la nostra scuola ancor meno all'altezza delle nostre aspettative formative e di vita.

Per l’ennesima volta lo slogan della Gelmini è “torniamo indietro a tutta forza!”, senza consultare chi la scuola la vive ogni giorno.


 
SOLIDARIETA' STUDENTESCA
Scritto da Administrator   

         
              L'AQUILA: CITTA' MILITARE O CITTA' DEI SAPERI?


                               
http://3.bp.blogspot.com/_XjC7uCywjrk/S824BpjlrsI/AAAAAAAABGs/46w1iYpi1yY/s1600/chiesa_paganica2.jpg

L'articolo di Luca Santilli (all'interno) fa parte della
nuova rubrica a cura di giovani e studenti impegnati per la libertà. d'informazione dal titolo "L'Evidenziatore". Nata dalla rete di Articolo 21, dalla Rete degli Studenti e dall’Unione degli Universitari, è aperta al contributo di associazioni, giornalini, radio e siti web di studenti delle scuole e delle università per raccontare le notizie negate sulla condizione giovanile e studentesca.

Per contattarci: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Di Luca Santilli*

Il 6 aprile rappresenta ormai uno spartiacque nella vita di tutti noi, le vite di tutti coloro che hanno vissuto il sisma, di tutti i cittadini dell'Aquila. Anche quelli considerati di serie B: gli studenti.

Da sempre gli studenti hanno rivendicato un modello di "cittadinanza" che comprendesse tutti.

In decenni di lotte, però, abbiamo incontrato pochi reali interlocutori istituzionali e spesso le richieste sono sfociate in manifestazioni, alcune imponenti, per chiedere maggiori diritti, maggiori e migliori servizi.

Tocca alla comunità cittadina e universitaria, politica e civica, riavvolgere il nastro della storia a prima del 5 Aprile e affrontare il tema di decenni di indifferenza di fronte alle richieste degli studenti di una cittadinanza piena, fatta di diritti non solo nell'Ateneo, ma anche nel territorio, a partire da un'offerta residenziale ed un mercato degli affitti che spesso abbiamo denunciato essere sul crinale dell'illegalità.

Tocca a tutti, a partire dalla politica, comprendere perchè la Regione Abruzzo è da tempo nella coda della classifica degli investimenti per gli studenti universitari.

Oggi l'Ateneo, pur tra mille difficoltà, possiamo dire ha superato la prima fase, quella della sopravvivenza dentro la città dell'Aquila.

In questi mesi però non sempre questo esito è stato scontato.

E' impossibile dimenticare che, alle enormi difficoltà presenti all'Aquila, si siano aggiunte per alcuni mesi anche le "sirene" di vari territori dell'Abruzzo, che hanno oggettivamente messo a rischio l'unità dell'Ateneo.

Naturalmente ripartire dall'Aquila ha portato con sè alcuni enormi disagi, a partire dall'assenza di alloggi.

La Regione Abruzzo ha dimenticato per mesi gli studenti e le loro istanze, lasciandoli in balia di un mercato degli affitti fuori da ogni controllo, visto l'esiguo numero di case disponibili.

L'unica nuova costruzione, ovvero lo studentato costruito con fondi pubblici (FAS) dalla Regione Lombardia, in seguito ad Accordo di Programma, è stato affidato dalla Giunta Chiodi alla Curia Aquilana, violando la vigente legislazione regionale e le norme dello stesso accordo di programma che prevedeva una gestione pubblica della struttura da parte della Regione stessa.

Ad oggi, quindi, l'unica risposta pubblica è rappresentata dagli alloggi della ex-Reiss Romoli, voluti fortemente dagli studenti, affittati e messi a disposizione dall'Università e gestiti dall'Adsu, dove sono ospitati oltre 300 studenti.

La stragrande maggioranza degli studenti rimasti iscritti a L'Aquila è stata dunque costretta a muoversi quotidianamente con autobus, anche da lunghe distanze.

La nostra richiesta di utilizzo di parte delle caserme per ospitare gli studenti è stata fatta scontrare con le esigenze della popolazione sfollata.

Ora che la quasi totalità degli sfollati ha però avuto una soluzione provvisoria, riproponiamo dunque la domanda di fondo sul futuro della città: L'Aquila città militare o città dei saperi ?

Negli anni '80 e per buona parte degli anni '90 la città dell'Aquila, oltre ad un tessuto industriale ormai inesistente, era "arricchita" da migliaia e migliaia di militari, alpini, finanzieri.

Con il passare degli anni le Caserme si svuotarono e già prima del terremoto gran parte delle Caserme Pasquale-Campomizzi, Rossi e della "V.Giudice" (la ormai celeberrima Guardia di Finanza), erano divenute grandi scatole vuote interne alla struttura urbanistica della Città.

Solo nella Scuola della Guardia di Finanza, di circa 7000 posti letto, solo 500 erano realmente utilizzati.

Non a caso lo Stato aveva già dismesso, con le cartolarizzazioni di Tremonti, la proprietà dell'enorme cittadella, salvo mantenere in affitto l'utilizzo.

Ora si può programmare il futuro della città e tra porzioni delle Caserme da subito e, nel futuro, le palazzine del progetto C.A.S.E. via via che i cittadini potranno rientrare nelle proprie abitazioni, L'Aquila potrebbe trasformarsi nella Città universitaria con più strutture di servizio per gli universitari.

Per fare questo bisogna prima però rispondere alla domanda di sopra: L'Aquila città militare o città dei saperi ?

Naturalmente una città dei saperi non è fatta solo di servizi agli studenti, ma anche di una didattica e di una ricerca di grande qualità.

La città dell'Aquila può, nella tragedia, offrire agli studi e alla ricerca, il suo disastro, nelle strutture e nelle relazioni umani, e la necessità di una diversa ricostruzione urbana e di una nuova ricostruzione sociale.

La città dell'Aquila può dunque divenire il più grande laboratorio a cielo aperto d'Europa.

Dalla geologia alle tecniche costruttive, dalle energie rinnovabili al recupero e al restauro del patrimonio vincolato, dalla psicologia dell'emergenza ai servizi sociali e assistenziali.

Al tempo stesso l'Università può offrire alla città "i suoi saperi", per una ricostruzione che dia alla città un futuro vissuto e non solo macerie e gestione delle macerie.

Questo connubio è però impossibile se sia la Città che l'Università vengono lasciate sole e se invece di essere aiutate ad entrare in una grande sfida, vengono lasciate a costruire una "resistenza per l'esistenza".

Di fronte ad un terremoto che devasta un Capoluogo di Regione, dopo aver affrontato l'emergenza ed aver insediato le strutture provvisorie, abitative, scolastiche e per i servizi, la vera sfida del "sistema Paese" è affrontare e definire il ruolo e le funzioni future della città dell'Aquila.

Altrimenti la ricostruzione del Centro Storico o il reinsediamento delle strutture produttive e dei servizi saranno una chimera.


In fondo L'Aquila nacque "a tavolino" per un bisogno dei suoi "castelli fondatori", con funzioni commerciali e di difesa e fu costruita, anche nella sua struttura urbanistica, a tavolino.

E' davvero impossibile fare del terremoto dell'Aquila una sfida per la costruzione di una città moderna, che sappia coniugare storia e tecnologie, a partire dalla sua definizione di Città dei Saperi e, in conseguenza di questo, disegnare il futuro urbano, dei servizi e delle imprese nella città dell'Aquila?

*Udu L'Aquila

Per maggiori informazioni:
www.uduaq.org; canale www.youtube.com/udulaquila
 
MEMORIA STORICA
Scritto da Administrator   

                                        
                    GLI STUDENTI PER LA COSTITUZIONE


                                                       GLI STUDENTI PER LA COSTITUZIONE


Parte con questo primo articolo di Stefano Porciello* (all'interno)  una  nuova rubrica a cura di giovani e studenti impegnati per la libertà d’informazione dal titolo "l'evidenziatore". 

Nata dalla rete di Articolo 21, dalla Rete degli Studenti e dall’Unione degli Universitari, è aperta al contributo di associazioni, giornalini, radio e siti web di studenti delle scuole e delle università per raccontare le notizie negate sulla condizione giovanile e studentesca.
 

 
di Stefano Porciello

Quest'anno 25 aprile e 2 giugno avranno un significato ancora più importante: Rete degli studenti e Unione degli universitari hanno individuato le due feste come giornate di lotta per la Costituzione.

La campagna che i due sindacati studenteschi lanceranno i primi di maggio, pensata e realizzata in collaborazione con lo Spi-Cgil,  oppone ai continui attacchi del governo i valori e le conquiste della Carta.

"La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare" diceva Piero Calamandrei agli studenti milanesi e per questo i ragazzi di Rete e Udu distribuiranno in tutta Italia dei segnalibri con citazioni scelte della Costituzione.

La speranza, rileggendo articoli come l'1, il 31, il 34 o il 54,  è che ci si renda conto di quanto ancora non è stato realizzato.

La mancanza della citazione alla Resistenza nelle "Indicazioni nazionali di Storia" aveva già portato la Rete degli Studenti sul piede di guerra, con un comunicato stampa che esordiva puntualizzando: "La nostra Repubblica nasce dalla Resistenza e dalla lotta partigiana".

Il 31 marzo il MIUR, con una nota pubblicata sul sito dell'Indire, si era difeso dalle voci che lo accusavano di un "tentativo censorio" ai danni della Liberazione assicurando di esplicitarne il riferimento: «Nessuna operazione di rimozione.

I programmi hanno individuato alcuni nuclei fondamentali lasciando grande libertà alle scuole, ai docenti. Quando parliamo di seconda guerra mondiale e della costruzione dell'Italia repubblicana per noi è evidente che è inclusa la Resistenza».

La "svista", che il 91enne Massimo Rendina, medaglia d'oro della Guerra contro il nazifascismo e presidente dell'Anpi di Roma aveva giudicato « un grave errore, una vergogna», ha però catalizzato l'attenzione della Rete su "Memoria storica e Costituzione".

È da questo fattore scatenante che prende le mosse la campagna in difesa della Costituzione, tema molto caro all'associazione e in discussione già da qualche mese.

Per una distribuzione capillare l'idea dei segnalibri serve a facilitare la comunicazione.

Sul fronte, gli articoli della Carta selezionati andranno a disegnare un fiore, mentre il riferimento alla Liberazione sarà garantito dall'ultimo verso della canzone partigiana "Bella ciao".

Sul retro, la provocazione sincera "Trova l'articolo non rispettato!" anticiperà le citazioni degli articoli della Costituzione.



 
«InizioPrec.12345678910Succ.Fine»

Pagina 7 di 21
 

Foto

Banner

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner