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RETE STUDENTI: COTA E' SCONCERTANTE

La Rete degli studenti reputa inaccettabili le dichiarazioni del neo-governatore del Piemonte, Roberto Cota, che a proposito della Ru 486 ha oggi detto che «può benissimo restare nei magazzini»: secondo Sofia Sabatino, portavoce nazionale dell'associazione studentesca, si tratta di dichiarazioni che «lasciano sconcertati: per l'ennesima volta - sostiene la rappresentante degli studenti medi - si costruisce una polemica sulla pelle delle donne, in particolare su quelle giovani, strumentalizzando a fini politici questioni delicatissime».
«Cota - continua Sabatino - sta mettendo in piedi una sua personale crociata sulla pillola abortiva, gettando nel tritacarne mediatico i problemi delle donne, stracciando e stravolgendo una realtà estremamente complessa, fatta di storie e scelte sempre difficili e dolorose».
Secondo la portavoce della Rete degli studenti, a pagare il prezzo di questo mutamento culturale sarebbero «soprattutto le ragazze che incrociamo tutti i giorni nelle scuole, ai quali non vengono offerti modelli di riferimento e soprattutto a cui non viene consentito l'accesso a informazioni base sulla propria condizione e sul proprio corpo».
Sabatino ricorda i dati che segnalano l'aumento continuo di aborti tra le giovani e le giovanissime (dai 14 ai 16 anni), parla di «assenza totale di prevenzione di educazione alla sessualità nelle scuole medie e medie superiori» e per questo ritiene che «i veri problemi sulla salute e sui diritti della donne vengono oscurati da polemiche come quella messa in piedi da Cota».
«Come studentessa e portavoce del sindacato studentesco - sottolinea - mi sento di rivolgere un appello affinchè le donne siano in grado di riprendere la parola sulle questioni che ci riguardano. Le ragazze di oggi sentono un grande bisogno di non sentirsi sole e relegate nei ruoli - conclude la portavoce nazione della Rete degli studenti - a cui vengono designate dalla narrazione della realtà dominante».
www.unita.it
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AL VIA LA DISTRIBUZIONE DELLA PILLOLA ABORTIVA RU486
  
Studenti indignati dalle polemiche: "A pagare saranno le giovani donne"
Milano, 2 apr. (Apcom) - La rete degli studenti si è detta indignata dalle polemiche sull'utilizzo della pillola abortiva Ru486, in distribuzione da ieri negli ospedali italiani.
Ai dubbi sull'utilizzo sollevati da alcuni esponenti politici come i neo presidenti di Veneto e Piemonte, Zaia e Cota (Lega Nord) assolutamente contrari all'uso della Ru486, gli studenti rispondono che a pagare saranno soprattutto le giovani adolescenti.
Tra loro, dicono, sono in continuo aumento casi di aborto anche per l'assenza di forme di prevenzione ed educazione alla sessualità e alla conoscenza del proprio corpo.
Sofia Sabatino, portavoce nazionale dell'associazione studentesca, ha detto che le dichiarazioni dei politici "lasciano sconcertati".
"Per l'ennesima volta - sostiene la rappresentante degli studenti - si costruisce una polemica sulla pelle delle donne, in particolare su quelle giovani, strumentalizzando a fini politici questioni delicatissime.
Si stanno mettendo in piedi crociate personali e poltiche sulla pillola abortiva, gettando nel tritacarne mediatico i problemi delle donne, stracciando e stravolgendo una realtà estremamente complessa, fatta di storie e scelte sempre difficili e dolorose".
Secondo la portavoce della Rete degli studenti, a pagare il prezzo di questo mutamento culturale sarebbero "soprattutto le ragazze che incrociamo tutti i giorni nelle scuole, ai quali non vengono offerti modelli di riferimento e soprattutto a cui non viene consentito l'accesso a informazioni base sulla propria condizione e sul proprio corpo".
"Come studentessa e portavoce del sindacato studentesco - sottolinea - mi sento di rivolgere un appello affinché le donne siano in grado di riprendere la parola sulle questioni che ci riguardano. Le ragazze di oggi sentono un grande bisogno di non sentirsi sole e relegate nei ruoli a cui vengono designate dalla narrazione della realta dominante".
CHE COS'È LA RU486?
La pillola abortiva, meglio nota con la sigla Ru486, è un farmaco a base di Mifepristone, uno steroide sintetico, in grado di provocare chimicamente un aborto entro i primi 2 mesi dall'inizio della gravidanza.
In Italia l'interruzione volontaria della gravidanza è regolamentata dalla legge 194 del 1978. L'aborto è consentito, dietro controllo medico, nei casi previsti dalla legge, ad esempio, si legge nel testo della norma, "in circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e' avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito".
La Ru486 non cambia questo orientamento ma consente, sempre dietro stretto controllo medico, di ottenere l'interruzione della gravidanza senza ricorrere a interventi chirurgici.
La pillola deve essere assunta entro la settima settimana di gestazione. Dopo 3 giorni la donna sottoposta alla terapia con Ru486 deve assumere una sostanza, la prostaglandina, che provoca l'espulsione del feto.
La pillola è già diffusa in 30 stati, tra cui la Francia dov'è stata inventata nel 1982.
Dopo un lungo tira e molla tra le diverse posizioni di politici, associazioni e autorità religiose, il 10 dicembre del 2009 il ministero della Salute ha sancito la compatibilità del farmaco con la Legge 194 e dato il via libera alla immissione in commercio anche sul territorio italiano.
Sono 11 le città che ne hanno già fatto richiesta, tra queste Milano e, soprattutto, Torino dove, dal settembre del 2005, è stata condotta la fase sperimentale ad opera del ginecologo Silvio Viale.
Redazione MTV News
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NOVITA'
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"LA SCUOLA CHE VORREI" 1^ edizione
Concorso della Rete degli Studenti del Veneto

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PILLOLE SENZA SAGGEZZA: inaccettabili le dichiarazioni di Cota sulla RU486

Le dichiarazioni del neo-governatore del Piemonte sulla RU 486 lasciano sconcertati: per l'ennesima volta si costruisce una polemica sulla pelle delle donne, in particolare su quelle giovani, strumentalizzando a fini politici questioni delicatissime.
Cota sta mettendo in piedi una sua personale crociata sulla pillola abortiva, gettando nel tritacarne mediatico i problemi delle donne, stracciando e stravolgendo una realtà estremamente complessa, fatta di storie e scelte sempre difficili e dolorose. Assisitiamo a una continua disumanizzazione delle donne: o siamo considerate escort o si parla di noi in quanto "casi medici".
A pagare il prezzo di questo mutamento culturale sono soprattutto le ragazze che incrociamo tutti i giorni nelle scuole, ai quali non vengono offerti modelli di riferimento e soprattutto a cui non viene consentito l'accesso a informazioni base sulla propria condizione e sul proprio corpo.
I dati che segnalano l'aumento continuo di aborti tra le giovani e le giovanissime (dai 14 ai 16 anni),fanno emergere l'assenza totale di prevenzione di educazione alla sessualità nelle scuole medie e medie superiori, ii veri problemi sulla salute e sui diritti della donne vengono oscurati da polemiche come quella messa in piedi da Cota: come studentessa e portavoce del sindacato studentesco mi sento di rivolgere un appello affinchè le donne siano in grado di riprendere la parola sulle questioni che ci riguardano.
Le ragazze di oggi sentono un grande bisogno di non sentirsi sole e relegate nei ruoli a cui vengono designate dalla narrazione della realtà dominante. Serve una nuova solidarietà e un nuovo impegno per riprenderci diritti e prospettive che ci vengono negate.
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MEMORIA STORICA
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Riportiamo il comunicato dell'ANPI nazionale sulla manovra della Gelmini rispetto alla cancellazione, di fatto, della Resistenza dai programmi scolastici.
L’ANPI NAZIONALE: SI PONGA SUBITO RIMEDIO ALLA
CANCELLAZIONE DELLA RESISTENZA DALLA STORIA

Scopriamo, con preoccupazione, profondo sconcerto e indignazione che, dopo aver ridotto drasticamente il tempo dell’insegnamento scolastico della storia, nei nuovi programmi dedicati alla materia, tra tutti i fondamentali “nuclei tematici”, non compaiono l’Antifascismo, la Resistenza e la Liberazione.
Si compie così un salto di ineguagliabile acrobazia storiografica tra il fascismo e la conquista della democrazia nel nostro Paese che non è certo sorta spontaneamente dal nulla.
Un’omissione pensata, riflettuta fino alla sua codificazione, essendo impossibile immaginare un atto dell’ignoranza.
Scopriamo inoltre che dai consiglieri stessi del Ministro, On. Gelmini, arriva una giustificazione: “Lo studio della Resistenza è importante ed è previsto nelle nuove indicazioni nazionali”.
Previsto, forse, ma non esplicitato.
Perché? Ebbene, in virtù dell’impegno prospettato dal Ministro di voler educare alla cittadinanza e alla Costituzione i nostri ragazzi ed essendo la Costituzione stessa - come ben si sa - nata dalla Resistenza, dal sangue di migliaia di combattenti per la libertà, l’ANPI chiede che nei programmi definitivi di storia si ponga immediatamente rimedio ad un vuoto grave al quale non è estranea l’accondiscendenza al revisionismo antistorico di un Governo la cui maggioranza ha tentato vergognosamente di equiparare con una legge dello Stato i repubblichini di Salò ai partigiani.
La Segreteria Nazionale dell’ANPI invita tutte le sue strutture locali a mobilitarsi con iniziative tempestive e adeguate insieme a tutto l’associazionismo antifascista e della Resistenza affinché - con piena consapevolezza dell’intollerabile progetto governativo che oscura i valori e i principi della nostra Repubblica e della nostra democrazia – vi sia una forte, chiara, diffusa reazione delle forze politiche, dei sindacati, dell’associazionismo democratico oltre che determinati pronunciamenti in Parlamento e nelle Istituzioni locali.
Roma, il 31 marzo 2010
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

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