ALTO ADIGE - SUD TIROLO: TERRA DI INCONTRO NON DI SCONTRO
Di Martina Zaninelli
L'Alto Adige - Sudtirolo, per la sua particolarità, dovrebbe rappresentare un esempio di convivenza pacifica e di interculturalità, ma ciò non è.
Viviamo in una terra nella quale si continua a parlare di bilinguismo, di conoscenza delle lingue e di integrazione, ma è evidente che ci troviamo in una situazione di semi-immobilismo; la divisione tra cultura italiana, tedesca e ladina sembra non mutare da anni, nonostante sia tema di dibattito da altrettanti anni.
Ci troviamo, sempre più spesso, di fronte ad eventi che promuovono la tutela della madrelingua come sinonimo di identità o che hanno come slogan frasi che indicano un chiaro riferimento dal quale staccarsi, non indicando a cosa si vuole approdare.
Ci viene proposto, in piani programmatici e politici, un discorso sul futuro nel quale si ignorano i nostri conterranei, ritenendosi padroni di questa terra, dimenticandosi però che prima di tutto il Sudtirolo - Alto Adige non è né Italiano, né Austriaco, né Trentino, né Tirolese, ma solo ed esclusivamente della gente che ci vive, che a grande maggioranza non vuole più spartizioni tra un gruppo e l'altro, ma il superamento delle frontiere e l'avvio di un nuovo modo di pensare.
Da anni ci si presenta quotidianamente il problema della convivenze e della lingua, ma quello che viene fatto è poco e quel poco che viene fatto non trova l'interesse e il coinvolgimento della popolazione.
Il problema della convivenza, ed è inutile negare che non sia un problema, non può venir risolto dall'alto, ma deve coinvolgere e vedere come protagonisti i cittadini del Sudtirolo - Alto Adige.
Solo conoscendo e comprendendo gli altri, i loro problemi e le loro esigenze, avendo dei presupposti comuni (la conoscenza reciproca della storia, dell'economia, della geografia...) si può risolvere il problema della convivenza.
L'ostinata difesa della propria identità si può, in parte, ricondurre all'assenza di un'identità alternativa, nella quale si possano identificare tutti indiscriminatamente; sviluppare un senso di appartenenza comunitario, un "noi", che non abbia come punto di riferimento una lingua e una cultura ben precisa.
La scuola, che in Sudtirolo, più che in qualsiasi altro luogo dovrebbe essere luogo di incontro e di scambio, costituisce l'ennesimo elemento della «società a "doppi sportelli"». Una società nella quale tutto è diviso: italiani e tedeschi devono rivolgersi a "sportelli" differenti, devono frequentare istituzione e scuole differenti.
Asili, elementari, scuole medie e superiori non sono solamente divise per la lingua principale di insegnamento, ma anche gli edifici distano gli uni dagli altri e laddove manca questa distanza fisica, gli insegnanti sono ben attenti ad impedire qualsiasi contatto.
Dovrebbe essere proprio la scuola, popolata di ndividui giovani, allegri, pieni di voglia di imparare e ancora lontani dai pregiudizi a costituire il primo luogo di contatto tra le tante culture esistenti nella provincia di Bolzano.
Crescere una popolazione non multilingue, ma in grado di capire almeno la lingua degli altri, senza la necessità di traduzione, costituirebbe già un primo passo, quello del bilinguismo passivo; un passo verso una popolazione mutlingue e mutliculturale.
È già stato fatto un tentativo: lo scambio durante il quarto anno delle superiori in una scuola di madrelingua diversa; ma è ancora troppo poco.
C'è il bisogno di iniziare ad avere luoghi unici di formazione per entrambi i gruppi linguistici: edifici unici, cortili unici, laboratori unici, palestre uniche, aule magne uniche, aule di studio uniche, alcune lezione miste, magari quelle riguardanti strettamente la storia della provincia, per conoscere più a fondo la storia della propria terra e capire l'origine dei disagi.
Solo conoscendosi e frequentandosi è possibile eliminare i pregiudizi e costruire insieme, a partire dagli studenti, un futuro bilingue e multiculturale, che renda possibile una vita migliore per tutti, sia esso in Alto Adige-Suditrolo, in altre terre di confine o in generale in tutta l'Italia.
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