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Rosarno: la rivolta dei braccianti extracomunitari ripropone la

questione delle inaccettabili condizioni di vita e di lavoro del

                                     settore agricolo


      

FLAI e CGIL, necessario trovare immediatamente una soluzione per ripristinare la legalità e un clima di civile convivenza. In 50mila vivono e lavorano con paghe da fame, orari massacranti e in condizioni di schiavitù.

08/01/2010

La rabbia di alcune centinaia di lavoratori immigrati si è riversata, ieri, nelle strade del Comune di Rosarno, in Calabria, dopo che due braccianti extracomunitari sono stati feriti dai colpi di una carabina ad aria compressa.

A seguito di questo incredibile episodio, che ha generato una vera è propria rivolta con un bilancio di 34 feriti, durante la quale sono stati anche sparati colpi di arma da fuoco, oggi continua a rimanere alta la tensione.

Secondo le stime della CGIL e della FLAI sono circa 50mila i lavoratori extra-comunitari che vivono in Italia in condizioni di degrado del tutto simile a quella di Rosarno.

A fronte della drammatica situazione creatasi in Calabria - affermano in una nota congiunta la FLAI e la CGIL – le dichiarazioni del ministro degli Interni Roberto Maroni ”hanno dell'incredibile e rischiano di alimentare ulteriormente le tensioni innescate dall'ennesima aggressione subita da questi lavoratori”.

“Il Ministro - prosegue la nota - preferisce fare orecchie da mercante puntando il dito contro i braccianti extra-comunitari, da lui indicati contestualmente come responsabili della criminalità e del degrado nel quale vivono.

Al Ministro evidentemente sfugge che questi lavoratori sono tenuti sotto ricatto dalla malavita italiana, che ha individuato nel lavoro agricolo un business particolarmente appetibile sul quale investire servendosi della manodopera a basso costo degli extra-comunitari”.

Il sindacato sottolinea poi il ricatto al quale i lavoratori extracomunitari sono sottoposti: ”le paghe da fame, gli orari di lavoro massacranti e le condizioni schiavistiche nelle quali vivono sono la diretta conseguenza di una politica che fino ad oggi ha preferito, per ovvie convenienze, perseguire le vittime piuttosto che i carnefici”.

“E' evidente - conclude la nota - come si debba trovare immediatamente una soluzione, sia a Rosarno che in tutto il resto del paese, per ripristinare la legalità e un clima di civile convivenza. Ma occorre che tutti, politica, società civile e Organizzazioni delle imprese, si muovano per una volta in difesa di questi lavoratori e che si adoperino per trovare delle soluzioni accettabili che siano in grado di liberarli dalle catene dello sfruttamento e dal ricatto della malavita”.

articolo tratto da: www.cgil.it
foto tratta da: www.repubblica.it

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